OMBRA Arcobaleno

così fan tutti! la polizia segreta imperiale eviterà di interrogarmi se verro catturato potrò dire: tutto quello che sò è sul mio blog!

CHI SONO

Blogger: DarkShadowAM
Vuoi sapere qualcos'altro su di me? Assumi un investigatore privato! In alternativa puoi leggere il mio post del 1 Febbraio 2006 ...

Commenti recenti

Archivio

oggi
--- 2006 ---

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
martedì, 07 marzo 2006

Diario dalla Palestina (seconda settimana)

 

 

07/11/2005 lunedì

Andiamo a trovare i monaci dossettiani (un ordine monastico fondato dal padre della patria Dossetti che, insieme a Togliatti, è considerato una delle maggiori personalità della assemblea costituente italiana). Sono anche loro interessati a entrare in contatto con il “parents circle”. Sono inoltre felice di essere aggiornati sull’attività dell’”Operazione Colomba”.  

 

09/11/2005 mercoledì

Sono arrivato al paese di At-tuwani a metà mattina utilizzando la macchina presa a noleggio dai bergamaschi in poco meno di un ora da Gerusalemme. Mi dicono che ci vogliono 2 ore e mezza con i taxi collettivi: confermo, ci ho messo quasi tre ore a tornare lunedì 14. Incontro finalmente i volontari americani (USA e Canada) del CPT (Cristian Peacemaker Team) che condividono con noi la presenza a At-tuwani. Subito dopo vado con Piergiorgio sulla collina a 15 minuti a piedi di distanza per controllare che i bambini al ritorno a casa da scuola siano scortati dai soldati israeliani (in alcuni giorni della settimana sono invece scortati dalla polizia) quando passano vicino all’outpost dei coloni. Al ritorno incontriamo un pastore che abita a poche centinaia di metri da li, fuori del paese. Ci invita a bere il tè nella caverna dove vive con la famiglia. Lungo il tragitto ci racconta che sulla collina dove eravamo gli sono state uccise due pecore dai coloni una con la baionetta l’altra a sassate. Quando arrivo scopro che ci ha invitato di fatto invitato a mangiare con lui. Il ragazzo che è con me mi dice che se mangio troppo poco si offendono, ma con quello che avanza ci mangerà il resto della famiglia. Ci sono sette bambini e la moglie intorno a noi sono visibilmente imbarazzato, spilucchio qualcosa. Dopo Piergiorgio ha aiutato con i compiti di inglese i bambini più grandi, io bevo il mio tè alla salvia.  

 

Nota: la situazione di At-Tuwani

Il centro è dislocato a sud-est di Yatta nella West Bank. Ha una popolazione di circa 150 persone riunite in 5 clan famigliari e una quindicina di famiglie (molte delle quali vivono in abitazioni ben conservate risalenti a 300-500 anni fa). At-Tuwani svolge un ruolo di riferimento importante, in quanto vi è l’unica scuola in cui si recano i bambini provenienti da molti dei centri abitati di Masafer Yatta, un area di circa tra i 400 e i 900 m.s.l., di colline e valli, è abitata da una popolazione palestinese di circa 1200 agricoltori e pastori. Inoltre, nel villaggio è stato costruito un ambulatorio medico che rafforza tale ruolo centrale, e c’è l’unico negozio di generi alimentari prima dell’area urbana di Al Karmil e Yatta. Attualmente il villaggio è sprovvisto di servizi quali acqua corrente, energia elettrica e linee telefoniche. Un generatore a gasolio provvede a fornire elettricità a tutte le case per quattro ore, dalle 19.30 alle 23.30. Il rifornimento idrico ad At-Tuwani dipende da due pozzi nelle vicinanze del villaggio. Nel luglio del 2004, alcuni coloni hanno contaminato una delle due cisterne d’acqua del villaggio. Attorno ad At-Tuwani vi sono un insediamento e due outpost israeliani: Ma'on e Hill 833  a ovest, e  AviGail a est. I primi coloni arrivarono a Ma'on nel 1981. Da allora gli insediamenti hanno preso più di 1500 dunums (10 dunums corrispondono ad un ettaro circa) della terra appartenente ad At-Tuwani. Tuttora sottraggono all'incirca 70-100 dunums dal villaggio ogni anno. Nel  1987 e' stata costruita una moschea distrutta pochi mesi dopo dall'esercito. Nel 1993 l'esercito ha distrutto due abitazioni, e altre due nel 2004. La motivazione addotta per queste distruzioni e' stata che non vi era alcun permesso di costruire su quella terra. L'esercito ha distrutto anche dei campi di ulivi, nel 1982, nel 1986 e nel 2004. Fino a febbraio 2005 il progetto del Muro prevedeva di passare a 500 metri a nord di At-Tuwani, annettendo di fatto a Israele il villaggio con l’intera aerea di Masafer Yatta. Attualmente il progetto del Muro passa grossomodo sulla Linea Verde (6 chilometri piu a sud) al limite meridionale di Masafer Yatta. Visto che il progetto del Muro è stato spostato verso la Linea Verde, nell’aprile 2005 un membro della Knesset (A. Shochat) ha dichiarato che il Governo intende mettere dei pannelli di cemento lungo la statale 317 che passa vicino ad At-Tuwani (cioè vicino a dove era previsto il vecchio tracciato del Muro), cosicché questi pannelli staccherebbero Masafer Yatta con i suoi insediamenti e villaggi palestinesi dal resto della West Bank.  

 

10/11/2005 giovedì

Ci siamo svegliati un quarto alle 7 per andare sulla collina per controllare che i bambini siano scortati dai soldati. Sono “fortunato” la mia prima mattina di servizio arrivano un ora in ritardo, meno fortunati i bambini che sono arrivati in ritardo a scuola. Nel frattempo ci siamo mobilitati chiamando con il cellulare ogni 10 minuti alternativamente il comando militare locale e un associazione israeliana per i diritti umani. Durante la mattinata andiamo a aiutare a raccogliere le olive nell’uliveto nei pressi dell’outpost israeliano anche per controllare che non avvengano episodi di violenza da parte dei coloni Verso le 13:00 veniamo a sapere che l’autista che guida la macchina (una Station Wagon a cui sono stati aggiunti al posto del bagagliaio alcuni sedili) per Susiya per accompagnare altri 10 bambini (non quelli di cui ho parlato prima, quelli abitano a Tuba). Alle 14:15 un membro di Ta’ayush (“convivenza” di arabo, un associazione pacifista formata soprattutto da israeliani, ma che ha anche soci palestinesi) ci telefona per dirci che l’autista è stato rilasciato. Più tardi veniamo a sapere dai genitori che i bambini non sono tornati a casa. Dopo varie telefonate un funzionario dell’OCHA – Nazioni Unite ci comunica alle 16:30 che gli ufficiali militari stanno per dare l’ordine di rilascio, cosa che è avvenuta pochi minuti dopo. Dei bambini tra i 5 e gli 11 anni sono stati per 3 ore e mezzo in un check point i mezzo ai soldati. Fino a allora i bambini passano per la stessa strada con un trattore e non erano mai stati fermati. La strada dove è sono stati fermati per ragioni di sicurezza sembra sia chiusa alle macchine con targa palestinese a causa dell’omicidio di tre israeliani a diversi chilometri a nord. I tre giovanissimi coloni sono stati uccisi da dei colpi di arma da fuoco provenienti da un automobile con targa israeliana, guidata quasi sicuramente da palestinesi dei territori occupati, ma che non difficilmente provenivano dal Masafer Yatta. Alle ore 16:00 due coloni a cavallo sui 20 anni arrivano giù dal boschetto dove si trova l’autpost e si fermano a poche decine di metri a guardare le persone che lavorano agli olivi, poi ripartono facendo un  lungo giro intorno agli alberi.  

 

Nota: i coloni.

Accettando di far parte dell’”Operazione Colomba” ho dichiarato di essere neutrale rispetto alle parti in conflitto, ma non rispetto alle ingiustizie: questa è una tipica ccaso in cui è difficile essere neutrali. Forse chi legge sa già cosa si intende per colono dei territori occupati, ma ho voluto lo stesso chiarire la questione. I coloni sono cittadini israeliani che abitano nei territori occupati palestinesi. Solo il 40% di loro lo fa per motivi politici, gli altri sono cittadini, spesso di recente immigrazione, che approfittano degli incentivi dello stato israeliano. Per chi si trasferisce negli insediamenti il governo israeliano garantisce vantaggi economici e sociali. La maggior parte vive negli insediamenti veri e propri paesi autorizzati da Israele, ma illegali secondo il diritto internazionale e costruite su terre di proprietà dei palestinesi. Sono riconoscibili nel paesaggio della West Bank per le loro case con il tetto di tegole rosse a spiovente; le case dei palestinesi hanno quasi sempre il tetto piatto. Alcuni coloni vivono negli autpost: piccoli centri abitati, abusivi anche per Israele, costituiti da baracche e prefabbricati dove alcuni coloni si trasferiscono con lo scopo di espandere la presenza dei civili nei territori occupati. Per approfondire consiglio la lettura del rapporto “Land Grab”. Dovrebbe essere disponibile in italiano con il titolo “Terra Rubata” sul sito dell’”Operazione Colomba”.  

 

11/11/2005 venerdì

La scuola è chiusa e quindi non dobbiamo controllare la scorta dei bambini. Al mattino essendo tutte le famiglie di religione islamica la maggior parte degli uomini si trasferisce nel vicino centro di Yatta. Se volessi dipingere la mattinata di un  alone mistico, quanto falso, potrei aggiungere che la ho passata a guardare a sud verso il deserto in meditazione … Nel pomeriggio siano andati mezza giornata a aiutare a raccogliere le olive. I proprietari dell’uliveto ci offrono il te a metà pomeriggio e poi anche dopo al ritorno a casa. Nei giorni in cui sono stato a At-Tuwani ho bevuto lo zuccheratissimo tè locale almeno 3 volte al giorno: sto iniziando a farci l’abitudine!  

 

12/11/2005 sabato

Al mattino presto al ritorno dalla collina ci viene a trovare l’autista arrestato due giorni prima per chiederci di aiutarlo nella denuncia. Una volontaria statunitense lo ha ripreso con la telecamera mentre esponeva il suo punto di vista. Io sono andato a fotografare il suo mezzo, per documentare di danni provocati alle due portiere laterali da alcuni calci dei soldati. Più tardi arrivano alcuni ragazzi di Ta’ayush per aiutare nella raccolta delle olive. Uno dei ragazzi ha una maglietta con la scritta Thailand e il disegno di un elefante dai colori psichedelici. Ci racconta che è il ricordo del viaggio per il suo anno sabbattico dopo i tre anni in cui a prestato servizio militare. Ci dice anche che è già stato nei territori occupati, ma da soldato, aggiunge che quella non era lui era un’altra persona. Ha passato gran parte della giornata a chiacchierare tranquillamente con il proprietario dell’uliveto.  

 

13/11/2005 domenica

Al ritorno dalla collina per controllare l’arrivo della scorta non siamo andati a raccogliere le olive come nei tre giorni precedenti, le zone dove era pericoloso raccogliere sono finite. I proprietari degli uliveti hanno insistito perché andassimo almeno una volta al giorno a mangiare da loro. Non c’è molta ricchezza da queste parti e le famiglie sono molto numerose e quindi dal punto di vista strettamente economico saremmo stati un peso se avessimo continuato a approfittarci della loro ospitalità. Durante la mattina un piccolo aereo bianco sorvola per 4 volte At-Tuwani. Nel pomeriggio 4 riservisti (soldati israeliani che fino ai 40 anni prestano servizio per un mese l’anno) passano con la loro jeep da Tuwani. Andiamo a informarci discretamente delle loro intenzioni: dicono che è solo una visita di controllo. Ci offrono il tè ai bordi della strada, mi dicono che è un comportamento strano, in ogni caso cercano di essere gentili, delle reclute di 18 anni lo sarebbero stato molto meno. Dopo essersi informati su chi eravamo, con la scusa di filmare il paesaggio ci riprendono con la loro videocamera di servizio.


postato da: DarkShadowAM alle ore 23:46 | link | commenti
categorie: palestina, pace, nonviolenza
venerdì, 17 febbraio 2006

Diario dalla Palestina (prima settimana) 

 

Pubblico in differita il diario della mia esperienza in West Bank (Cisgiordania) come operatore volontario di peacekeeping non armato e nonviolento e osservatore dei diritti umani. Lo pubblico con una differita di quasi tre mesi per oscuri motivi: non mi ripiglio! (non mi ripiglio = non sono abbastanza sveglio). Una parte era già stata pubblicata sul blog del signor Alessio Adami (http://adamialessio.splinder.com/) mio vicino di casa nonché noto autore di romanzi pulp. Alla fine abbiamo constatato entrambi che era più razionale che lo pubblicassi direttamente. Rimango a disposizione per qualsiasi domanda e curiosità: diffondere notizie e raccontare cosa è accaduto fa parte del lavoro dell’”Operazione Colomba” (http://www.operazionecolomba.org/) di cui ho fatto parte per due mesi.  

 

03/11/2005 giovedì

Circa alle 8 sono entrato nella zona dell’aeroporto di Fiumicino dove si può entrare solo con i biglietti e il passaporto; saluto i miei genitori, che mi avevano accompagnato a Roma, dicendo che non so quanto ci avrei messo, ma che sicuramente dopo avremmo avuto il tempo per fare colazione insieme. Una ragazza della sicurezza mi ferma per alcune domande sulla mia permanenza in Israele, ero preparato a rispondere fino a un certo punto, considerando che stavo per volare con la El-Al la compagnia di bandiera israeliana. Il colloquio dura un po’ più del previsto, quasi mezzora, ero oggettivamente nervoso e credo di essermi impappinato la terza o la quarta volta se viaggiavo da solo e se conoscevo qualcuno in Israele. Lei era inoltre dubbiosa sul fatto che mi trattenessi due mesi,  non era o convinta della mia risposta, la stessa ogni volta: turismo/pellegrinaggio. Mi ha fatto molte domande, le più strane sono state: se sei studente perché non vai a lezione in questi mesi? Quando ha scoperto che i miei genitori erano ancora in aeroporto: me li può descrivere vorrei parlarci? Dopo quest’ultima domanda si allontana e mi lascia solo, dopo una decina di minuti torna con una collega meno giovane che mi interroga di nuovo facendomi le stesse domande. Sono stato fatto accomodare in una sala di aspetto con una signora che presumo sia palestinese. Mi viene offerta dell’acqua che rifiuto gentilmente. Vengo accompagnato in uno spogliatoio dove un  poliziotto italiano in borghese mi perquisisce. Poi un agente della sicurezza mi chiede di togliermi la giacca, le scarpe e di tirarmi giù i pantaloni e si mette a controllare tutto con il metal detector. Ho scoperto solo il giorno successivo che non potevano farlo e che si trattava di un reato. Contemporaneamente qualcuno nella sala di aspetto ha controllato il mio bagaglio a mano senza che io potessi vedere, infatti al mio ritorno, i miei oggetti erano stati messi dentro alla rinfusa. Alle 10, mancavano solo 15 minuti alla partenza dell’aereo e mi viene chiesto di scegliere se partire domani o farmi spedire il mio bagaglio il giorno seguente, in quanto mi dicono che non c’è il tempo per controllarlo con cura, decido di partire subito e mi viene rilasciata la ricevuta; vengo scortato per centinaia di metri fino al pulmino sulla pista di decollo. Al mio arrivo a Tel-Aviv ho avuto un altro colloqui di 15 minuti sulle stesse domande, l’unica difficoltà è stato elencare mete di pellegrinaggio, dopo la quinta il ragazzo, mio coetaneo non sembrava soddisfatto e a me non ne venivano in  mente altre. Ho consegnata la ricevuta all’ufficio oggetti smarriti, ho compilato il loro modulo e quindi mi hanno consegnato un foglio con un codice e un  numero di telefono. Mi sono stati offerti anche circa 60 euro di rimborso che io ho accettato perplesso, infatti ho ritirato la ricevuta dicendo: “devo pagare?”. Prendo il taxi collettivo per Gerusalemme. Dopo circa un ora alle 17:00 ora locale arrivo alla foresteria dalle suore salesiane dove gli altri volontari avevano prenotato un posto letto. Alle 20:30 ricevo finalmente una telefonata da Monica che si è assicurata del mio arrivo, rassicurando più me che lei credo.

 

04/11/2005 venerdì

Alle 9:15 mi vengono a prendere all’ostello delle suore gli altri tre volontari dell’Operazione Colomba: A., M. e P.. Dopo uno scambio di saluti e la consegna di alcuni cose che mi avevano chiesto di portagli. Partiamo subito dopo, infatti mi comunicano che avevano un appuntamento pochi minuti più tardi. Incontriamo una ragazza del “Parents Circle” un’associazione di genitori e parenti di vittime sia israeliani sia palestinesi che l’Operazione Colomba ha contattato perché vogliono organizzare un incontro sulla riconciliazione e il perdono in Kosovo dove è presente un altro gruppo di volontari. La cosa che mi stupisce dell’incontro è la curiosità di sapere cosa succede nella West Bank da parte della rappresentante del “Parents Circle” che vive a Tel-Aviv e sembra avere difficoltà a avere informazioni su quello che accade a poche decine di chilometri. Monica deve andare a At-Tawani uno dei due luoghi dove l’Operazione Colomba ha una presenza continuata nei territori occupati palestinesi, e quindi la salutiamo. Nel pomeriggio mi fanno fare il turista e mi portano a visitare Gerusalemme, che dire, un luogo che non sarei riuscito a immaginare. Per strada incontriamo Marco della comunità monastica di Bose che ci offre un caffe arabo. Oltre a volersi aggiornare sulla Operazione Colomba, e soprattutto sulle tensioni tra palestinesi musulmeni e palestinesi cristiani. Marco e P. sono abbastanza d’accordo nel considerare la questione sopravvalutata; l’identità palestinese è molto più sentita di quella musulmana e cristiana (nota: i cristiani palestinesi sono solo il 2% della popolazione). Piergiorgio paragona le tensioni agli scontri negli stadi in Europa, sono quasi esclusivamente i giovani tra i 15 e i 25 anni che percepiscono e utilizzano come pretesto la differenza di religione. A. rimane a dormire a Gerusalemme, io e P. partiamo per Abuod (o Abud) l’altro luogo dove siamo presenti. Prendiamo il primo taxi collettivo verso nord e passiamo dal check-point di Ar Rarra dove inizia (o finisce?) il muro ancora in costruzione, non succede nulla infatti ci sono controlli solo in entrata, o uscita? Insomma solo per andare verso Gerusalemme. Arriviamo al check-point di Qualandya dove dobbiamo scendere dal pulmino. Beh la struttura del check-point è enorme e si trova a 15 chilometri, all’interno dei territori occupati, di distanza dalla “linea verde” i confini tracciati dagli accordi di Oslo. Anche qui ci sono controlli solo per chi va verso sud, ma l’atmosfera è diversa. Sulla destra si vedono tre grandi edifici in costruzione come quelli di una dogana, non riesco a limitarmi e dico la battuta: “è temporaneo vero?”. Prima di arrivare alla porta girevole di metallo che delimita il passaggio si vede sulla sinistra centinaia di metri di tettoie con i passaggi a serpentina per organizzare la fila per i controlli. Per ora non ci sono molte persone qualche decina, se mi ricordo bene, ma in fila sotto la tettoia potrebbero stare centinaia se non migliaia di persone. Siamo fortunati e il taxi collettivo per Ramallah parte subito, prima costeggiamo il muro con i suoi primi murales poi passiamo attraverso il campo profughi a sud della città dove vive anche una terza generazione, i nipoti dei primi profughi. A Ramallah dobbiamo aspettare mezzora il prossimo taxi collettivo, quindi andiamo a prendere il tè, Piergiorgio mi fa assaggiare alcuni dolci palestinesi al miele, non credo sappia quanto abbia gradito: i dolci sono una delle cose con cui è più facile corrompermi. Nell’ultimo tratto del viaggio, il più lungo, Piergiorgio mi mostra i segni dell’occupazione: basi militari, posti di blocco, cancelli e blocchi di cemento che bloccano l’accesso ad alcune strade. Quando arriviamo a Abuod per strada è pieno di bambini che giocano con i petardi è infatti il secondo dei 4 giorni di festa per la fine del mese di Ramadan. Arrivato a casa mi vengono prestati dei vestiti, posso quindi togliermi il mio “travestimento” da giovane professorino di storia, non sono per niente abituato a portare la giacca! 

 

05/11/2005 sabato

La mattina P. mi porta a vedere il paese di Aboud (2300 abitanti, a est di Tel-Aviv, nei pressi del muro) e uno dei tre blocchi fatto con le macerie alle strade di accesso che portano ai paesi vicini. Lungo il tragitto incontriamo molte persone che ci salutano (l’Operazione Colomba è presente qui da 14 mesi) e che mi vengono presentare. Sono molto in imbarazzo: devo quanto prima almeno imparare a dire salve e grazie in Arabo! Riceviamo alcuni aggiornamenti da At-Tuwani per telefono. A sud gli abitanti locali stanno raccogliendo le olive nei terreni di loro proprietà e alcuni internazionali sono presenti per aiutare e difendere la popolazione. Infatti si sono presentati alcuni coloni per protestare. Monica ci racconta che una ragazza molto giovano che abita in un outpost (una zona dove abitano i coloni che però non è ancora stata dichiarata insediamento) vicino dopo aver detto come gli altri alcuni slogan e accusato gli internazionali di essere filo palestinesi, asserisce di essere per la pace. M. gli risponde che è evidente visto gli occhi che ha. La ragazza quindi si calma e invita M. a parlare a casa sua. Subito dopo, si avvicina un ragazzo un po’ più grande e inizia di nuovo a dire slogan e quindi la conversazione si è interrotta. Due eventi importanti della mattinata a sud sono che un soldato ha aggredito un contadino; e che i militari hanno chiesto a chi raccoglieva le olive di andarsene perché alcuni coloni volevano venire a pregare in quei campi. Passo gran parte della mattinata a tradurre un rapporto dall’italiano all’inglese: sono imbranatissimo ci metto tre ore per fare solo una pagina. Dopo pranzo andiamo a prendere il caffè da M. uno dei capi della locale sezione scout, dove hanno pranzato A., sua sorella e alcune loro amiche. Sono in Palestina per una settimana nell’ambito di un gemellaggio tra Aboud e Tavernola (in provincia di Bergamo). Dopo ci spostiamo nell’appartamento dell’Operazione Colomba e chiacchieriamo un po’ con loro. Passo il resto del pomeriggio cercando di sfogliare controvoglia qualche pagina di un manuale di arabo che ho trovato in casa, poi “decido” che è meglio oziare. 

 

Nora: la situazione a Aboud.

Il paese di Abuod è una municipalità: la parte costruita si trova, secondo gli accordi di Oslo, in zona B a controllo comune israeliano e palestinese; i terreni circostanti, in gran parte coltivati a olivi, di proprietà degli abitanti sono invece in zona C che è di esclusivo controllo israeliano. Vicino a Aboud il muro di difesa di Israele e completato e si trova a 5/6 chilometri di distanza Ma è in progetto la costruzione di una linea difensiva simile molto vicino al villaggio per proteggere alcuni insediamenti di israeliani presenti dalla parte del muro dove si trova Abuod. Se realizzato il progetto taglierà fuori un terzo dei terreni degli abitanti del paese, inoltre ci sarà una nuova struttura militare molto vicina al paese. Attualmente, visto che metà degli abitanti è cristiana, è in corso una campagna con relativa petizione per fare pressione presso il Vaticano perché faccia a  sua volta pressione presso il governo di Israele. Se e quanto partiranno i lavori sono possibili manifestazioni di protesta da parte degli abitanti del luogo che già si stanno organizzando per fare un esposto alla corte di giustizia israeliana.  

 

06/11/2005 domenica

Siamo andati alla messa, i ragazzi che erano con me ci tenevano a sottolineare che non era obbligatorio, eh ci mancherebbe altro! Per andare alla chiesa cattolica passiamo davanti a quella ortodossa, mi dicono che in pratica è come se fossero due parrocchie della stessa chiesa. Infatti come in tutta la palestina celebrano il natale nella chiesa cattolica e la pasqua in quella ortodossa. Dopo la funzione beviamo il caffè con tutti convenuti: mi dicono che è tradizione. Dopo vado con Adriano e le sue amiche a fare un altro po’ di turismo andiamo in due luoghi archeologici li vicino S.Barbara e alcune rovine che sembra sia una necropoli. La cappella di S.Barbara è stata costruita appena due mesi fa. La struttura precedente è stata fatta saltare dai militari perché dicevano che vi erano nascoste armi: non era vero. Dalla collina Adriano ci fa vedere i due insediamenti (illegali secondo la IV Convenzione di Ginevra) costruiti nel 1982. Ci fa notare che sono costruiti in mezzo agli uliveti e che negli accordi iniziali i proprietari avrebbero potuto andare a raccogliere le olive, ma così è stato solo per pochi anni. Nel pomeriggio iniziamo a scrivere la nuova petizione per Aboud in inglese e italiano. La vecchia petizione faceva riferimento alle due zone archeologiche e alla cisterna dell’acqua. Il nuovo tracciato del progetto di struttura difensiva è stato spostato di alcune centinaia di metri proprio per evitare queste zone, ma in alcuni punti si trova ancora a oltre un chilometro dagli insediamenti.


postato da: DarkShadowAM alle ore 00:38 | link | commenti
categorie: palestina, pace, nonviolenza